Mostra IFA Fiera di Bergamo 2026
FRANCESCO HAYEZ DIPINTI E DISEGNI. MASSIMO D’AZEGLIO E LA DISFIDA DI BARLETTA
Intervista in fiera a Marco Fabio Apolloni
UNA MOSTRA DELLA GALLERIA ANTIQUARIA W. APOLLONI DI ROMA con la collaborazione della GALLERIA BRUN FINE ART DI MILANO. ITALIAN FINE ART. FIERA DI BERGAMO.
Dove: Fiera di Bergamo, Padiglione A, Dal 16-25 gennaio
Giorni e Orari:
Venerdì 16 e da Lunedì 19 a Venerdì 23 dalle h 14:00 alle h 19:00. Sabato 17, Domenica 18, Sabato 24, Domenica 25 dalle h 10:00 alle h 19:00

COMUNICATO STAMPA
ITALIAN FINE ART. FIERA DI BERGAMO.
16-25 Gennaio 2026. Padiglione A, stand 62.
Lun.-Ven. 14-19; Sab.-Dom. 10-19.
A Bergamo, all’Accademia Carrara, c’è uno dei più bei quadri di Hayez,
“Caterina Cornaro deposta da Regina di Cipro per ordine della Serenissima”,
commissionata dal bergamasco Frizzoni e acquistata per la Pinacoteca nel
1958. Quando nel 2023 Bergamo è stata Capitale della Cultura, la bellissima
mostra “Tutta in voi la luce mia” celebrava quella straordinaria stagione
politica e culturale in cui Melodramma, passione Risorgimentale e
immaginario pittorico e letterario fecero, letteralmente, l’Italia. E Hayez, come
Verdi, meritavano ovviamente, la parte del leone. A Bergamo, la città che più
di ogni altra ha sacrificato in sangue il costo di mettere insieme questa
nazione nostra che prima nostra non era. E’ in questo contesto di idee che è
stata pensata questa mostra, che sarebbe un’interessante mostra in un
museo pubblico, ed è una mostra eccezionale per due gallerie private come
la W. Apolloni di Roma, e la Brun Fine Art di Milano che hanno deciso di unire
le loro forze presentando opere che fanno parte della gloria artistica
lombarda, nell’augurio che un poco di questa arrivi a trasfondersi nel
presente.
FRANCESCO HAYEZ. DIPINTI E DISEGNI.
Di Francesco Hayez (Venezia 1791- Milano 1882) si presentano, tra le poche
opere ancora in mani private, otto dipinti, tra cui alcuni capolavori
fondamentali. Sarà esposta inoltre una scultura di Alessandro Puttinati
(Verona 1801- Milano 1872) che, dal 1831, produsse in gesso una serie di
statue in piccolo, da scrivania, per celebrare gli artisti e gli scrittori più famosi
di Milano. Quella dedicata ad Hayez, con il pennello e la tavolozza in mano, è
alta poco meno di 37 cm, ma, a vederla, sembra più monumentale del bronzo
a grandezza naturale del buon Francesco Barzaghi che prende pioggia e
neve accanto al Palazzo di Brera.
GIUSEPPE SPIEGA I SOGNI.
Il primo grande quadro in ordine cronologico è una grande tela,
fortunosamente recuperata nel gran mare del mercato antiquario. Ignoto alla
letteratura artistica e dimenticato da Hayez stesso nelle sue Memorie, il
dipinto ha rivelato in pulitura la chiara firma dell’artista per esteso. L’opera
appartiene al primissimo periodo in cui Hayez fu pensionante del Regno
Italico in Palazzo Venezia a Roma (1810-1817) e rappresenta Giuseppe in
carcere che spiega i sogni al coppiere e al panettiere del Faraone.
TETI AFFIDA ACHILLE AL CENTAURO CHIRONE.
Segue in posizione d’onore Teti in atto che dà in educazione suo figlio Achille
al centauro Chirone, che Hayez dipinse a Roma nel 1813, per un concorso a
Napoli su tema dato. Non solo non vinse, ma non venne nemmeno accettato.
A nulla valse la calda raccomandazione di Antonio Canova. Cose che
succedevano a Napoli al tempo di Murat e Carolina…
Ovvio che il dipinto avrebbe vinto a mani basse qualunque concorso: ogni
gruppo di figure rammenta una scultura di Canova, a cui però il colore di
Hayez dà una vita e un’illusione di moto impossibile a qualunque marmo. È
un quadro neoclassico per soggetto, con memorie della pittura di Pompeo
Batoni e degli affreschi pompeiani, ma in cui Hayez è già l’artista che sarà:
basta guardare la ninfa seminuda che in basso a destra si china a raccogliere
una lancia. È già sorella, per vivacità di carne, delle romantiche e sensuali
bagnanti che dipingerà più tardi a Milano.
IL RITRATTO DI UN AMICO
Marco Alvise Bernardo (1789-1868), conte, dell’antica famiglia veneziana che
possedeva Ca’ Bernardo, e una villa ad Altivole vicino Asolo, dove pare
Canova fu ospite. Aveva su per giù l’età di Hayez e sappiamo che furono
amici, Marco Alvise era infatti anche lui pittore, dilettante perché nobile, e
aveva a lungo vissuto a Roma per studiare l’arte. La sua opinione sui quadri
antichi era stimata nella Venezia dell’800, e forse, da nobiluomo, ne faceva
anche un po’ commercio. Il ritratto che ne ha fatto Hayez attorno al 1820, alla
prima, è uno studio che ha il fascino del non finito, forse prodromo di un
ritratto da fare che non sappiamo se fu fatto mai, o piuttosto per un ritratto di
coppia o di gruppo, poiché il ritrattato guarda in basso, forse ad altra persona
seduta. È appunto questa naturalezza dell’atteggiamento, diverso da quello
di una posa ufficiale, che lo rende più vivo e meglio evidenzia l’arte di Hayez
nel dar vita ai suoi soggetti.
UNA MADDALENA IMPENITENTE
La Maddalena nuda nel deserto è sempre stato un pretesto felicemente
ipocrita per fornire una devota scusa agli amatori dell’arte e della bellezza
femminile. Fulminato dal geniale esempio di Canova che scolpì la sua
meravigliosa Maddalena penitente per il banchiere Sommariva, Hayez
dipinse una serie eccezionale di nudi femminili, incantevoli ritratti delle sue
modelle, in posa come l’antica peccatrice di Magdala ritiratasi a vita
eremitica. Qui se ne presenta un delizioso esempio, una tavola che la
rappresenta dalla vita in su, che ha il sapore di un quadro antico da
collezione, ma rappresenta, ben riconoscibile, la sua famosa amante
Carolina Zucchi. È un perfetto dipinto di devozione certamente, ma carnale e
sentimentale, forse dipinto per sé stesso o destinato proprio alla sua amata
modella.
REBECCA, DALL’IVANHOE DI WALTER SCOTT.
I Soggetti tratti dall’Ivanhoe di Walter Scott, del 1828, ebbero un successo
straordinario: le litografie, disegnate su pietra da Hayez stesso, edite dalla
Libreria di Giuseppe Vassalli, hanno la grana di un disegno e la virtù della
mano del disegnatore è perfettamente conservata. Tra tutte la preferita era
proprio quella che ritraeva l’eroina Rebecca, come una “Santa o una Sibilla
del Reni o del Domenichino” (Mazzocca), gli occhi al cielo testimone delle
sue sventure, in quell’atteggiamento di sovrana pazienza che è solo una delle
tante virtù del personaggio. Bozzetto dipinto per la litografia, o memoria
abbozzata dal disegno trasformato in preziosa miniatura, il piccolo quadro di
Hayez è testimone di una voga, nata dal primo romanzo storico romantico,
che influenzò pittori, scultori, e persino Manzoni che rivestì l’ebrea Rebecca,
modello di virtù e verecondia, nei panni di Lucia Mondella.
UNA TESTA TAGLIATA.
È un quadretto di piccole dimensioni, ma grandissimo per potenza
drammatica e adesione al vero. Rappresenta infatti una testa umana
decapitata dal busto, a tutta apparenza quella di un giustiziato alla
ghigliottina, dipinta dal vero, con fare veloce sicuro. Una simile pittura, di un
orrido che qualche anno prima solo Géricault aveva osato dipingere, ma non
esporre, fu presentata da Hayez all’Esposizione di Brera del 1832. Sul blocco
di legno dove giace la testa, vi è dipinto lo stemma della Repubblica Veneta,
e una scritta dipinta sul bordo del drappo bianco su cui spicca la testa recita:
“Generale Carmagnola Tragedia”. È quella scritta dal Manzoni, pubblicata nel
1820, tanto lodata da Goethe, e rappresentata senza successo nel 1828.
Dramma generoso di intenti e grondante carità di Patria, che però un poco
male si attaglia alla vera figura di Francesco Bussone, capitano di ventura di
primo Quattrocento e geniale tattico dai clamorosi successi, che fu al servizio
prima dei Visconti e poi di Venezia, e che probabilmente si stava preparando
davvero a cambiare di nuovo cavallo, come sospettavano i veneziani.
Manzoni riuscì quasi a farne un martire innocente dell’italianità
risorgimentale. Hayez invece ritrasse dal vero la testa tagliata di un brigante
o di un carbonaro romano, dipinto che tra l’altro era nella collezione di un alto
papavero papalino che era stato suo compagno di bisbocce in gioventù.
LA SETE DEI CROCIATI
Questo è il primo bozzetto per La Sete dei Crociati sotto le mura di
Gerusalemme, del 1838, per il grandissimo, smisurato quadro (metri 3,63 x
5,89) che al Palazzo Reale di Torino arrivò solo dodici anni dopo, nel 1850,
quando il suo committente, re Carlo Alberto, aveva già perso rovinosamente
la sua crociata ed era morto in esilio. L’affollatissima composizione, a cui fa
da sfondo una Gerusalemme davvero fiammeggiante sotto la canicola,
prende spunto da un poema di grande successo d’allora, I Lombardi alla
Prima Crociata, di Tommaso Grossi, del 1826, con la cui prima tiratura
l’autore, prima alloggiato a casa Manzoni come segretario e amico, poté
permettersi di comprare una casa sul lago. Mentre Hayez dipingeva,
Giuseppe Verdi trasformava la trama romanzesca di Grossi nella travolgente
opera lirica che con lo stesso titolo doveva strappar fama al poema,
divenendo una delle colonne sonore del nostro Risorgimento.
GIOAS RE A SETTE ANNI
Teatrale è anche l’ispirazione del Gioas proclamato re nel tempio di
Gerusalemme, replica autografa dello stesso soggetto che costituisce una
delle più preziose gemme del Museo Revoltella di Trieste. Acquistato
recentemente all’asta a Vienna, dove passava come “anonimo artista
storicista del XIX secolo”, questo dipinto è stato pubblicato ed esposto per la
prima volta da Fernando Mazzocca ed Elena Lissoni in occasione della
mostra Hayez. L’officina del pittore romantico alla Galleria d’Arte Moderna di
Torino, nel 2023-24.
La storia, tratta dal libro dei Re della Bibbia, racconta di Gioas, bambino
incoronato e unto re di Giuda a sette anni dal gran sacerdote Ioadada. Il
bambino era stato nascosto infante nel tempio, scampando così alla strage di
tutta la famiglia reale ordinata dalla regina Atalia, vedova del re Ioram e
nonnastra dello scampato, che regnò così sola per sei anni sul regno di
Giuda. Quando il popolo vide il bambino incoronato, si ribellò contro la
sanguinaria usurpatrice, oltreché idolatra e per metà fenicia, visto che era
figlia della malfamatissima Gezabele. Venuta ad interrompere la cerimonia,
essa fu catturata, portata via e trucidata fuori del sacro recinto. Hayez la
raffigura a terra in fondo a destra, appena visibile nella sua veste ocra, in
mezzo a un concitato gruppetto d’uomini in cui mal si distingue chi l’afferra,
chi la vuol tormentare con una lancia, tra due guardie armate che erano
probabilmente la sua scorta, ma ora si guardano bene dall’intervenire.
STUDI PER LA DISTRUZIONE DEL TEMPIO DI GERUSALEMME.
Il quadro che Hayez stesso lasciò da vivo come eredità alle Gallerie
dell’Accademia della sua amata Venezia, raffigurante l’ultimo atto dell’assedio
di Gerusalemme da parte delle truppe di Tito è stato dipinto dal 1860 al 1867,
iniziato quando l’Italia era già cosa fatta ma finito solo un anno dopo che
Venezia fu unita all’Italia. L’analisi precisa di un quadro di così grande
importanza merita una ben più ampia meditazione: metafora dell’assedio di
Venezia del ’49? Meditazione sul destino del popolo ebraico? Certo è che
quello della fine del Tempio fu uno dei dipinti a cui Hayez lavorò con più
passione e cura, a riprova sono i disegni preparatori, due dei quali qui si
presentano.
AUTORITRATTO DI HAYEZ
Fino all’estrema vecchiezza Hayez prodigiosamente dipinse e disegnò. In
questo disegno tracciò un autoritratto quasi fantasmatico, circondato, nella
montatura che lo racchiude, da antiche fotografie che lo ritraggono in varie
pose e vari momenti della sua vecchiezza. Il disegno sembra sfidare l’infida
nuova arte del dipingere con la luce, e uscire dalla gara vincitore.
A completare il clima artistico risorgimentale dell’epoca sono esposte opere
di due altri autori contemporanei, Carlo Arienti (1801-1873), oggi troppo
misconosciuto, che divenne impegnato pittore di storia e professore a Torino
e a Bologna, nonché pittore di corte di Vittorio Emanuele II, e il molto più
famoso Massimo d’Azeglio (1798-1866), scrittore di successo e primo
ministro del Regno di Sardegna, che cominciò la sua carriera di grande
italiano come bizzarro aristocratico torinese datosi per capriccio e istinto
anticonformista alla pittura di paesaggio. Del primo un bozzetto e un disegno
giovanili ancora neoclassici, del secondo una rara e intatta versione dell
“Disfida di Barletta”, auto-illustrazione in cui il marchese pittore ispira il
marchese romanziere che inventò una storia, anzi un aneddoto della storia
italiana, facendo diventare un gran fatto nell’immaginario collettivo nazionale
e nelle pagine dei libri di storia per generazioni e generazioni di piccoli
italiani.
In omaggio a Bergamo, si espone anche un bellissimo autoritratto di
Giacomo Trecourt.
LISTA ILLUSTRAZIONI DIPINTI E DISEGNI DI FRANCESCO HAYEZ:
Giuseppe interpreta i sogni, c.1811, olio su tela, cm 97,5×136.
2) L’educazione di Achille, 1813, olio su tela, cm 115×145. Cornice originale.
3) Testa tagliata del conte di Carmagnola, 1834, olio su tela, cm 33,5×41,5.
Cornice originale.
4) La sete dei crociati, 1838, olio su tela, cm 58×89,5.
5) L’Incoronazione di Gioas, 1840 ca., olio su tela, cm 84×108. Cornice
originale.
6) Ritratto di Marco Alvise Bernardo, 1820 ca., olio su tela riportato su tavola,
cm 27×19,5.
7) Maddalena penitente (Ritratto di Carolina Zucchi come Maddalena), 1822
ca., olio su tavola, cm 33,5×29.
8) Dipinto raffigurante Rebecca, 30,5×23.
9) Autoritratto, 1881 ca., matita e carboncino su carta di recupero, cm
13×13,9.
10) Giacomo Trecourt, Autoritratto,
BAF E IFA APRONO IL 2026 DELL’ARTE A BERGAMO
Presentate in Fiera la 21ª edizione di Bergamo Arte Fiera e la 9ª di Italian Fine Art
Bergamo, 8 gennaio 2026 – Inizio d’anno all’insegna dell’arte con Bergamo Arte Fiera (BAF) e Italian Fine Art (IFA), i due appuntamenti che confermano la Fiera di Bergamo come punto di riferimento nel panorama nazionale delle manifestazioni artistiche: la 21ª edizione di BAF, dedicata all’arte moderna e contemporanea, e la 9ª edizione di IFA, rivolta all’arte antica e all’alto antiquariato, sono state presentate nella mattinata di giovedì 8 gennaio nella Sala Colleoni del polo espositivo di via Lunga.
Dal 16 al 18 gennaio le due rassegne si svolgeranno in contemporanea sui 16.000 metri quadrati dei padiglioni A e B, dei foyer e della Galleria centrale della Fiera di Bergamo, offrendo ai visitatori un percorso che attraversa, grazie alla presenza di oltre 200 realtà espositive, più di sei secoli di storia dell’arte, dal Quattrocento all’arte contemporanea tra dipinti, sculture, fotografie e design. IFA proseguirà poi fino a domenica 25 gennaio.
Ad aprire i lavori Davide Lenarduzzi, amministratore delegato di Promoberg Srl, affiancato dagli interventi di Alessandra Gallone, consigliera delegata del Ministro dell’Università, della Ricerca e dell’Alta Formazione Artistica Anna Maria Bernini (in collegamento), Sergio Gandi, vicesindaco e assessore a Cultura, rapporti con l’Università, bilancio, tributi e commercio del Comune di Bergamo, e dagli approfondimenti di Carlo Conte, project manager BAF e IFA. Sono inoltre intervenuti Sergio Radici, responsabile eventi collaterali, Ettore Favini, vicedirettore del Politecnico delle Arti di Bergamo con delega all’Accademia di Belle Arti, e Claudia Scalise e Saimir Cuko, allievi del Politecnico delle Arti di Bergamo, che hanno presentato il progetto performativo Il Negozio di Niente.
«Con BAF e IFA – ha spiegato Davide Lenarduzzi, amministratore delegato di Promoberg – la Fiera di Bergamo consolida un progetto culturale che negli anni è cresciuto in qualità, autorevolezza e capacità di dialogo con il territorio, testimoniata quest’anno dalla collaborazione con il Politecnico delle Arti di Bergamo. Due manifestazioni complementari che raccontano oltre sei secoli di storia dell’arte e che rendono Bergamo un punto di riferimento nazionale per operatori, collezionisti e pubblico».
Alessandra Gallone, consigliera delegata del Ministro dell’Università, della Ricerca e dell’Alta Formazione Artistica Anna Maria Bernini, intervenuta in collegamento, ha detto: «Bergamo Arte Fiera e Italian Fine Art rappresentano un esempio virtuoso di dialogo tra epoche, linguaggi e saperi. In un unico spazio convivono sei secoli di storia dell’arte, dall’antico al contemporaneo, offrendo al pubblico e soprattutto ai giovani un’esperienza culturale completa, capace di connettere tradizione, ricerca e creatività. La presenza attiva del Politecnico delle Arti di Bergamo e dei suoi studenti testimonia quanto sia fondamentale investire sulla formazione artistica come luogo di crescita, sperimentazione e visione. È anche attraverso appuntamenti come questo che si rafforza il legame tra formazione, territorio e futuro, valorizzando il ruolo centrale dell’arte come strumento di conoscenza, partecipazione e innovazione».
«L’apertura del 2026 con Bergamo Arte Fiera e Italian Fine Art – ha affermato Sergio Gandi, vicesindaco e assessore a Cultura e Commercio del Comune di Bergamo – rappresenta per la città un appuntamento di particolare rilievo, capace di restituire con chiarezza la centralità della cultura nel progetto di sviluppo di Bergamo. Queste manifestazioni esprimono una visione ampia e inclusiva dell’arte, che attraversa i secoli e unisce linguaggi, e testimoniano la forza di una collaborazione virtuosa tra istituzioni, mondo fieristico e sistema della formazione artistica. È in questa rete di relazioni che la cultura diventa patrimonio condiviso, occasione di crescita civile e strumento di attrattività per il territorio».
«BAF e IFA – ha spiegato Carlo Conte, project manager delle due manifestazioni – sono pensate come un unico grande racconto dell’arte, capace di tenere insieme epoche, linguaggi e pubblici diversi. La forte crescita delle richieste di partecipazione a BAF, l’attenzione ai contenuti culturali e la presenza a IFA, confermata anche per questa edizione, della commissione di esperti indicata da FIMA per la procedura di vetting a garanzia dell’autenticità delle opere, testimoniano la solidità di un progetto che continua a evolversi».
Il palinsesto di eventi
Ricco e articolato il programma di incontri, conferenze, mostre ed eventi, ospitati nell’area talk allestita nella Galleria centrale. Tra i temi affrontati: il futuro dell’arte e il digitale con Sergio Curtacci, il ruolo degli archivi d’artista con Marco Farano, Filippo Tibertelli De Pisis, Marilena Pasquali e Alessandra Donati, l’arte contemporanea con Sergio Mandelli, il rapporto tra intelligenza artificiale e arte con Raffaele Schiavone, il restauro con Loredana Plazzoli, un focus sul Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze con Roberto Messina e un incontro dedicato al welfare culturale con Maria Teresa Azzola.
Ad accogliere i visitatori saranno le installazioni di Carlo Ramous, Walter Patscheider ed Elvino Motti. Il percorso espositivo comprende inoltre la mostra fotografica Cosmic explosion series di Mauro Ceresa, le aree dedicate a Francesco Hayez e Giuseppe Milesi e il percorso Bernardi, Cantoni, Giussani, Lazzar, Milli, Parasecolo e l’intarsio moderno presentato dalla Rassegna Nazionale degli Intarsiatori Lignei, progetto culturale decennale ideato da Francesco Lazzar e Federico Martinelli, a testimonianza dell’evoluzione dell’intarsio dal Novecento a oggi e della sua piena appartenenza al linguaggio dell’arte contemporanea.
Per la prima volta BAF avvia una collaborazione con il Politecnico delle Arti di Bergamo e l’Accademia Carrara, che presentano un programma di performance artistiche e musicali a cura dell’artista e docente Marcella Vanzo. Al centro il progetto Il Negozio di Niente, ospitato nello stand Numero 0, spazio performativo ispirato a Mondrian, affiancato dalla Scatola Nera per performance più intime. Il calendario prevede l’attivazione del Negozio da parte degli studenti dell’Accademia e un ricco programma musicale, tra classica, jazz e cantautorato, distribuito lungo l’intero periodo delle manifestazioni.
Il biglietto unico (intero a 15 euro, ridotto a 8 euro, gratuito per minori di 12 anni e con agevolazioni per invalidi e accompagnatori) consente di visitare entrambe le manifestazioni, con apertura pomeridiana (ore 14-19) nei giorni feriali e orario continuato nei weekend (ore 10-19).
Per maggiori informazioni:
www.bergamoartefiera.it
www.italianfineart.eu
Ufficio stampa Fiera di Bergamo
Martina Cerea
+39 348 9804592

Nondimeno egli non perse mai contatto con la sua città natale, tornandovi spesso, e lavorandovi a grandi opere, come la


















Founded : 1929
Seven years later, they opened the Laocoon Gallery in London, presenting not only the best examples of paintings and drawings by Italian Old Masters, sculptures, fine art and furniture, but also works by early 20th century Italian artists, many of whom are completely unknown to the international market. In 2019, they opened a new space in Rome (Gabinetto dei disegni, via Margutta 53B) dedicated to exhibitions of works on paper from old masters to 20th century artists.


La Galleria W. Apolloni existe depuis trois générations et elle est l’une des plus anciennes galeries d’antiquités de Rome. Ouverte par Wladimiro en 1926 dans la Via Frattina, son fils Fabrizio a transféré la galerie dans la Via del Babuino, en 1970, occupant trois étages avec quatre vitrines sur la rue qui ont toujours prodigieusement attiré l’attention des passants. Après presque un demi-siècle, la galerie a été transferé à Via Margutta, au cœur de l’ancienne rue des artistes, dans les salles principales du Palazzo Patrizi, construit au milieu du XIXe siècle pour abriter des ateliers d’artistes et où Picasso a travaillé lors de son passage à Rome en 1917. Les grandes salles avec leurs hauts plafonds, jadis ateliers de sculpture, avec leurs hautes fenêtres, qui capturent la lumière du Nord, sont un espace d’exposition idéal pour les œuvres d’art ancienne.








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