Mino Maccari nasce a Siena il 24 novembre 1898 da Latino e Bruna Bartalini. Durante la prima giovinezza segue il padre, insegnante di latino, in diverse città italiane, Urbino, Trani, Milano, Genova, San Remo e Livorno. Terminato il Liceo si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza di Siena, ma è costretto a interrompere gli studi, chiamato alle armi. A Modena frequenta la Scuola-Accademia Militare, dove conoscerà la sua futura moglie, Anna Maria Sartori.
Nel giugno 1918 viene fatto prigioniero e solo dopo l’armistizio torna a Colle Val d’Elsa dove termina gli studi e inizia la pratica di avvocato. Non soddisfatto della professione comincia a disegnare e si dedica soprattutto all’attività di incisore.
Nel 1924 collabora per la parte grafica della rivista creata da Angelo Bencini «Il Selvaggio», foglio politico di inclinazione fascista. Sempre nel 1924 conosce a Roma Leo Longanesi con il quale nasce subito un’intesa intellettuale, tanto che scrivono a quattro mani la commedia Due servi. È Maccari che introduce Longanesi ne «Il Selvaggio» e in seguito in Strapaese, movimento culturale e letterario di stampo fascista, animato dallo spirito patriottico e dalla valorizzazione del territorio nazionale. Nel 1926 assume la direzione di questo giornale accentuandone il taglio letterario e artistico e ne sposta la sede a Firenze, dove l’anno seguente apre una galleria d’arte dal nome Stanza del Selvaggio, in cui espongono gli artisti che gravitano attorno alla rivista.
Nel 1930 viene chiamato alla redazione della «Stampa», mentre nella seconda metà degli anni Trenta partecipa a importanti esposizioni a Parigi e a New York. Gli viene affidata la Commissione del Consiglio Superiore delle Belle Arti dal ministro Giuseppe Bottai e diventa professore di incisione prima all’Accademia di Napoli e poi di Roma. Nel 1939 ha una sala personale alla Biennale diVenezia e il successo è tale che la National Gallery di Londra compra ben quattro suoi disegni.
Il ruolo attivo all’interno del mondo della cultura e dell’editoria fascista gli permettono di collaborare con molti periodici del tempo «Quadrivio», «Italia letteraria», «L’Italiano» e «Omnibus» di Leo Longanesi.
Nel 1943 esce l’ultimo numero de «Il Selvaggio» e nella sua casa al Cinquale organizza la mostra Dux. Si trattava di una esposizione di dipinti e disegni, a sfondo satirico che avevano per soggetto Benito Mussolini, il Re, il Gran Consiglio e gli eventi del 25 luglio, in cui il Duce viene sfiduciato e poi arrestato a Villa Savoia. La mostra rivela la delusione dell’artista e segna il suo allontanamento dal Fascismo, ma il successo è tale che sarà riallestita nel 1976 alla Galleria dell’Oca di Roma e nel 1977 a Siena promossa dall’Università cittadina.
Nel 1948 partecipa per la quarta volta con ben sessantotto pezzi alla Biennale di Venezia, presentato da Roberto Longhi e viene insignito del Premio Internazionale per l’Incisione. Nel 1951 partecipa alla Biennale di San Paolo del Brasile e nello stesso anno illustra con 48 incisioni Bestie del 900 di Aldo Palazzeschi. Nel 1958 con Italo Cremona pubblica per i tipi di Vallecchi l’almanacco «L’Antipatico». Negli anni seguenti illustra L’onestà muore di freddo di Luca Canali, Fatti inquietanti di Rodolfo Wilcock, L’unghia dell’asino di Augusto Frassinetti, i Sonetti del Burchiello e Canzonette e Viaggio televisivo di Mario Soldati. Continua ad esporre in Italia e all’estero e nel 1968 la Biennale gli dedica la prima Biennale Internazionale di Grafica a Palazzo Strozzi presentata da Franco Russoli. Nel 1979 Francesco Meloni cura il catalogo ragionato delle sue incisioni e qualche anno più tardi si inizia a pubblicare per le edizioni Pananti Le Dispense dell’opera di Maccari. Muore nella sua casa romana nel 1989.