Pietro Gaudenzi

Pietro Gaudenzi nasce il 18 gennaio 1880 a Genova, dal musicista di origini bergamasche Enrico Gaudenzi, e la genovese Rachele De Negri. A La Spezia riceve la sua prima formazione artistica dal pittore Felice Del Santo, frequenta l’Accademia ligustica di belle arti di Genova, dove fu allievo di Cesare Viazzi. Il conseguimento del premio artistico Duchessa di Galliera gli consente di trasferirsi a Roma nel 1904, dove lo studio dei maestri del Rinascimento si coniuga all’interesse per i pittori gravitanti all’epoca intorno alla Capitale, tra cui Giulio Aristide Sartorio, Antonio Mancini, Armando Spadini, e Felice Carena, attingendo importanti stimoli per perfezionarsi.

Proprio a  Roma Gaudenzi conobbe la prima moglie Candida Toppi, nota modella di Anticoli Corrado, sposata nel 1909, i cui ritratti, insieme a quelli dei figli, costituiscono un nucleo importante del corpus del pittore.

Nel 1910 la vittoria della medaglia d’oro del ministero della Pubblica Istruzione costituisce il primo grande riconoscimento alla carriera del pittore, a cui fa seguito alla medaglia d’oro all’esposizione di Monaco di Baviera del 1913 e il premio Principe Umberto del 1915 per la Deposizione oggi alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma. Al di fuori dell’ambiente romano, viene nominato anche professore emerito delle accademie di Genova e di Parma. Lo stile di questo periodo, legato alla corrente del verismo, è destinato a una graduale trasformazione verso una resa più lirica quando  Gaudenzi, già vedovo, si trasferisce per un decennio a Milano nel corso degli anni Venti e per una parte dei Trenta, esponendo nel 1932 alla Biennale di Venezia e nel 1935 alla Quadriennale di Roma. Nello stesso anno, sposa la cognata, Augusta Toppi, dal cui matrimonio nacquero altri due figli, Iacopo e Maria Candida. Lascia Milano per trasferirsi ad Anticoli Corrado, dove fu tra i fondatori della locale Galleria d’Arte Moderna.

Proprio in riferimento ad Anticoli Corrado, alla sua atmosfera e alle sue celebri donne, allo stesso tempo modelle, lavoratrici, mogli e madri, Pietro Gaudenzi si cimenta in una straordinaria impresa di decorazione, costituita dagli affreschi nel Castello dei Cavalieri di Rodi del 1938, un ciclo purtroppo irrimediabilmente perduto,  ma di cui la Galleria del Laocoonte custodisce  i cartoni e i bozzetti preparatori, che si sono fortunatamente salvati, dedicandogli quattro grandi esposizioni.

La presenza alle principali rassegne italiane d’arte contemporanea, cui si aggiungono le personali presso la galleria Pesaro di Milano del 1921 e del 1931, nel palazzo ducale di Genova (1931), e il riconoscimento della cattedra di pittura all’Accademia di Napoli del 1935, con il premio Mussolini per le arti dell’anno seguente, testimoniano il suo prestigio e la sua posizione di rilievo nell’ambito del contesto artistico italiano, suggellata dalla nomina a membro delle Accademie dei Virtuosi al Pantheon, di S. Luca, di cui fu presidente dal 1937 al 1938. Nel 1940 ottenne la medaglia d’oro di benemerenza del ministero dell’Educazione nazionale.

Nel 1951 viene incaricato della direzione della Scuola vaticana di mosaico, avendo dedicato molta parte dei suoi ultimi anni a questa tecnica, realizzando mosaici per il duomo di Messina, per la cripta del Duomo di Ascoli Piceno, per le absidi della Regina Apostolorum e della chiesa del Collegio Americano di Roma, prima della morte avvenuta ad Anticoli Corrado il 23 dicembre 1955.