Antonietta Raphaël

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ANTONIETTA RAPHAËL

Antonietta Raphaël
(Kovno, 1895 – Roma, 1975)
LEDA E IL CIGNO, O LEDA
1948
Terracotta dipinta, cm 39 x18 x 15
Firmato in basso a sinistra “Raphaël”
Roma, collezione privata; già collezione Scheiwiller, Milano


Per tutte le informazioni su questa opera contatta la galleria al numero 06 68308994
Esposizioni: 

1949
Mostra degli artisti liguri che hanno partecipato alla XXIV Biennale di Venezia, catalogo con presentazione di E. Zanzi, Galleria Fuselli e Profumo, Genova, n. 45 (Leda col cigno 1948).

1985
Antonietta Raphaël, catalogo a cura di F. D’Amico, Padiglione d’arte contemporanea, Milano – Roma 1985 p. 20, 64, n. 37 (Leda e il Cigno, 1948)

2003
Antonietta Raphaël, opere dal 1933 al 1974, catalogo a cura di G. Appella, Matera, p. 65, n.55 (Leda, 1948)

Bibliografia: 

M. Pinottini, Scultura di Raphaël, Milano 1971, p. 284, tav. 64 (Leda 1948).
E. Siciliano, Il risveglio della bionda sirena, Raphaël e Mafai. Storia di un amore coniugale, Milano, 2004, pp. 182-192.

Leda fu esposta per la prima volta nel 1949 a Genova, dove Antonietta Raphaël viveva ormai da tempo, rifugiata dopo l’emanazione delle leggi raziali. In alcune pubblicazioni l’opera viene indicata semplicemente con il nome di Leda, come riportato nella targhetta in basso a sinistra.Già nella collezione dell’editore e giornalista milanese Vanni Scheiwiller, nipote dello scultore Adolfo Wildt, apparirà nella monografia da lui edita nel 1971, Scultura di Raphaël, a cura di Marzio Pinottini.

Plasmata nella terracotta, materia prediletta dall’artista, e poi dipinta, l’opera ritrae la sposa di Tindaro, re di Sparta, completamente nuda, stretta in un sensuale abbraccio ad un cigno, che diversamente dalla tradizione iconografica non è bianco, ma completamente nero.

Le sue larghe ali lasciano scoperta la morbida figura femminile di Leda con le rotondità appena accennata del seno, dei glutei e dei larghi fianchi, probabilmente l’artista stessa dato che l’uso della modella di professione non fu mai un’abitudine della Raphaël, tanto nella pittura quanto più tardi nella scultura.

L’identificazione nella figura mitologica e la rappresentazione di essa nell’abbraccio a Giove-cigno, simbolo della passione, ma anche del dolore, esprime il personale vissuto sentimentale dell’artista, la tormentata relazione amorosa con quel cigno nero Mafai che fu suo compagno d’accademia e più tardi marito.

D’altronde il nuovo corso artistico che Antonietta Raphaël si era imposta a partire dagli anni Trenta, passando dalla pittura alla scultura, fu una via d’uscita alla difficoltà di un rapporto in cui i due erano allo stesso tempo coniugi e colleghi-pittori: “è difficile vivere insieme per due artisti che hanno la stessa arte della pittura. Io criticavo lui e lui criticava me”.

All’epoca in cui concepì questa prima Leda, l’altra in palissandro dipinto è del 1964, la Raphaël aveva raggiunto la sua piena maturazione artistica, di qui a poco avrebbe vinto il “Concorso Internazionale di Scultura per il monumento al Prigioniero politico ignoto” e più tardi inaugurato la sua prima mostra monografica.