Mario Sironi

Mario Sironi

La sua formazione avviene a Roma, dove si era trasferito con la famiglia all’età di un anno dalla natia Sardegna. Abbandona subito gli studi di ingegneria intrapresi solo un anno prima, per seguire le orme di suo padre Enrico deceduto quando aveva 15 anni. Nel 1903 Sironi inizia a seguire i corsi della Libera Accademia del Nudo di via Ripetta e a frequentare lo studio di Giacomo Balla. È incoraggiato a intraprendere questa strada sia da sua madre, l’ex cantante lirica fiorentina Giulia Villa, sia dallo scultore Ettore Ximenes e dal pittore divisionista Antonio Discovolo.

Negli ambienti artistici romani conosce tra gli altri Gino Severini e Umberto Boccioni col quale si lega in un profondo rapporto d’amicizia. Le illustrazioni pubblicate sull’«Avanti della Domenica» nel 1905, segnano l’esordio sironiano nel panorama artistico italiano. Tra il 1906 e il 1908, il giovane artista intraprende una serie di viaggi formativi, dapprima a Parigi, dove si trovava anche l’amico Boccioni, poi in Germania a Erfurt, al seguito dello scultore Felix Tannenbaum. Tornato definitivamente in Italia, complice il rapporto con Boccioni, Sironi si avvicina gradualmente al Futurismo, anche se non vi è una sua dichiarata adesione al movimento prima del 1913. Con Boccioni e gli altri artisti del gruppo, Sironi condivide anche l’esperienza bellica con l’arruolamento nel Battaglione Volontari Ciclisti Automobilisti allo scoppio del primo conflitto mondiale. Il 1916 vede pubblicato il primo articolo su Sironi firmato dall’amico Boccioni, che muore quello stesso anno, e un altro di Margherita Sarfatti. La prima personale dell’artista si tiene a Roma presso la Casa d’Arte Bragaglia nel 1919, poi, nel settembre dello stesso anno, Sironi si trasferisce definitivamente a Milano.

Gli inizi degli anni ’20 sono quelli delle celebri Periferie, le cui suggestioni evocano le impressioni del primo periodo trascorso nella nuova città, dove inizia a partecipare alle riunioni del fascio milanese. Tale adesione sfocerà nella piena e convinta militanza nel partito di Mussolini lungo tutto l’arco del Ventennio. Il 1920 è anche l’anno di pubblicazione del Manifesto futurista contro tutti i ritorni in pittura, firmato insieme ad Achille Funi, Leonardo Dudreville e Gianfranco Russolo, che anticipa in un certo senso la poetica del futuro gruppo del Novecento Italiano. Nello stesso periodo, Sironi inizia a collaborare con la rivista «Le Industrie Italiane Illustrate» e con il quotidiano mussoliniano «Popolo d’Italia», per il quale realizza le sue celebri vignette satiriche fino alla chiusura definitiva del giornale nel 1942.

Fondato l’anno precedente e coordinato da Margherita Sarfatti, il gruppo del Novecento Italiano esordisce nel 1923 con una esposizione presso la celebre galleria milanese di Lino Pesaro. Nel 1924 è poi la volta della Biennale di Venezia per i 6 artisti del Novecento, dietro invito di Vittorio Pica. Sironi torna successivamente a esporre alla Biennale nel 1928, protagonista stavolta di una mostra personale. Nel 1930 conosce Mimì Costa, destinata a divenire la sua compagna fino alla sua morte e per la quale due anni dopo lascerà sua moglie Matilde, sposata nel 1919 a Roma. La prima monografia sironiana, firmata da Agnoldomenico Pica, è datata 1955, mentre l’anno successivo l’artista è nominato accademico di San Luca.

Mario Sironi muore a Milano nell’agosto del 1961, in seguito alle complicazioni di una broncopolmonite che lo aveva costretto in un letto di ospedale.